Israele-Palestina: contro la disumanizzazione

Israele-Palestina: contro la disumanizzazione


Data

Dom 21 aprile 2024

Orari

16:00 - 16:50

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Gratuito

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Da un lato, c'è chi pensa che l'attacco del 7 ottobre contro i civili israeliani da parte di Hamas, sia giustificato dalle sofferenze e ingiustizie reiterate negli anni nei confronti del popolo palestinese.

Dall'altro lato, c'è chi sostiene che Hamas sia un'organizzazione terroristica, che tutti i gazawi sono affiliati ad Hamas e per questo sono inevitabili le uccisioni di massa e indiscriminate.

Il quadro così fortemente polarizzato emerge chiaro dai tanti sondaggi, nazionali e internazionali, che negli ultimi mesi hanno monitorato l'opinione pubblica su ciò che sta accadendo in Israele e Palestina.

Il dibattito della società civile sembra essere inchiodato a un'unica logica binaria che oppone israeliani e palestinesi, sulla scia di propagande opposte che puntano dritto alla 'disumanizzazione' del nemico.

Si tratta di un nodo fondamentale da sciogliere per arrivare a delle ipotesi di Pace e su cui si stanno muovendo gli appelli di grandi organizzazioni come Amnesty International, con il sostegno di scienziati, accademici, ex diplomatici, ex parlamentari, giornalisti e attivisti bipartisan.

“Chi si schiera senza se e senza ma con Israele, oltre a misconoscere l’eccidio a Gaza, perde di vista la posta in palio europea di questo conflitto. Permettere all’estrema destra al governo – o che sta per arrivarci – in diverse parti d’Europa di legittimarsi come non antisemiti. E legittimare al contempo il proprio odio per il mondo arabo – e, di conseguenza – contro gli stranieri, spesso considerati come necessariamente musulmani, per permettere di alterizzarli irrimediabilmente.

Accomuna alla reazione differenziale della destra e dei liberal-conservatori verso il massacro dei palestinesi, l’indifferenza (e il compiacimento) con cui si assiste alla morte di migliaia di persone lungo i nostri confini. Così come il gusto con cui si accetta l’apartheid europeo dei migranti, la strutturale discriminazione a mezzo di legge a cui sono sottoposti.

A destra e al centro si rispolvera lo scontro di civiltà – loro, i palestinesi “ostaggio di Hamas”, sono bestie assetate di sangue e figlie di Allah, noi e Netanyahu siamo civili e possiamo uccidere con distacco migliaia di civili per difendere la democrazia e la libertà occidentale. Minoritari e poco rilevanti pezzi di sinistra, a loro volta, negano il valore della vita di civili e bambini israeliani (ma non solo) e trattano Hamas come una forza di liberazione. Il mainstream esagera la rilevanza pubblica di questi settori e squalifica l’intera sinistra contro l’occupazione israeliana. Di qui anche la repressione delle piazze e degli intellettuali palestinesi.” Scriveva Bruno Montesano a metà ottobre.

Fanno eco le parole di Widad Tamimi, scrittrice nata a Milano, nipote di un nonno ebreo fuggito a New York per sopravvivere al fascismo, e figlia di un profugo palestinese, nato lo stesso anno della fondazione dello Stato di Israele e di nuovo fuggito dall’occupazione israeliana del 1967.

'Ciò che sta accadendo a Gaza - scrive l'autrice del romanzo  “Le rose del vento” in uno dei suoi recenti editoriali - ha superato la dimensione della violenza confinata al solo popolo palestinese. È una lacerazione più profonda, è lo sfiguramento dei valori che proteggono l’umanità".

Nell'incontro #ijf24 con Bruno Montesano, ricercatore e giornalista con la scrittrice Widad Tamimi si affronta il tema della 'disumanizzazione nel conflitto Israelo palestinese', per ragionare su altre forme di coesistenza oltre lo stato-nazione e altre vie di pace che portino alla fine delle ostilità.


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Palazzo dei Priori (Perugia)
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Nello Scavo
Nello Scavo

Nello Scavo dal 2001 è giornalista di Avvenire. Negli anni ha indagato sulla criminalità organizzata e il terrorismo globale, firmando servizi da molte zone calde, come la ex-Jugoslavia, la Cambogia e il Sudest asiatico, i paesi dell’ex Urss, l'America Latina, il Corno d'Africa, il Maghreb e l'Ucraina. Nel settembre 2017 si è introdotto in una prigione clandestina degli scafisti libici, raccontando quali siano le condizioni dei migranti intrappolati. Le inchieste su Papa Francesco e alcuni reportage sui migranti sono stati segnalati da New York Times, Washington Post, Guardian, Le Monde, BBC, CNN, Clarin, La Nacion, El Pais, e altri. Ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio CIDU per i Diritti Umani - Ministero degli Esteri (2020), Il Premiolino (2020), il Premio Colomba d'oro per la Pace (2020), il Testimone del Premio Roberto Morrione (2020), il Premio Internazionale Marco Luchetta (2020), il Premio Mario Francese (2020) e il Premio Giuseppe Fava (2020). I suoi libri sono stati ...

Widad Tamimi
Widad Tamimi

Widad Tamimi (Milano, 1981), figlia di un profugo palestinese fuggito dall’occupazione israeliana del 1967 e di una donna di origini ebree, la cui famiglia scappò a New York durante la Seconda guerra mondiale, è cresciuta in Italia. Attualmente vive a Lubiana col marito e i due figli e presta servizio nei campi di accoglienza ai profughi nell’ambito del programma “Restoring Family Link” della Croce Rossa Slovena. Nel 2012, per Mondadori, ha pubblicato il suo primo romanzo Il caffè delle donne. Sempre per la stessa casa editrice, ha scritto Le rose del vento (2016). Scrive racconti per “Delo”, il principale quotidiano sloveno.

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