Guerra Ed Etica Del Giornalismo
Sab 07 settembre 2024
21:15
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Come affermava il premio Pulitzer Ernie Pyle, "non mi pagano per essere obiettivo, ma per raccontare tutto quello che vedo e che sento, e per farlo con forza, con tutta la mia anima". Nel mondo del giornalismo in contesti di guerra è necessario documentare la verità in maniera incontrovertibile, "per riportare i fatti in maniera lucida" e mettere il pubblico di fronte alla realtà che, a volte, viene distorta dai media o resa edulcorata in nome di un falso equilibrio. Sorj Chalandon (La quarta parete, Chiederò perdono ai sogni) ha lavorato per oltre trent'anni come reporter del quotidiano Libération, raccontando dell'Iraq, dell'Afghanistan, del Libano e dell'Irlanda del Nord e insieme a Lorenzo Tondo (Il Generale), che per il Guardian ha seguito fin dall'inizio il conflitto in Ucraina, si interrogherà al Festival sul modo in cui negli anni è cambiato il contesto comunicativo, sulla lotta alla propaganda e sull'imparzialità di chi testimonia gli orrori delle zone di guerra. Modera l'incontro Gigi Riva (L'ultimo rigore di Faruk, I muri del pianto), già inviato sui fronti della ex-Jugoslavia e del Medio Oriente.
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Festivaletteratura
Dal 1997, Festivaletteratura è uno degli appuntamenti culturali italiani più attesi dell'anno, una cinque giorni di incontri con autori, reading, percorsi guidati, spettacoli, concerti con artisti provenienti da tutto il mondo, che si ritrovano a Mantova per vivere in un'indimenticabile atmosfera di festa. Al Festival partecipano narratori e poeti di fama internazionale, le voci più interessanti delle letterature emergenti, e ancora saggisti, musicisti, artisti, scienziati, secondo un'accezione ampia e curiosa della letteratura, che non si nega alla conoscenza di territori e linguaggi lontani dai canoni tradizionali. Un'attenzione particolare è rivolta ai bambini e agli adolescenti: numerosi incontri, spettacoli e laboratori sono pensati solo per i ragazzi o per adulti e ragazzi insieme.
Sorj Chalandon
Sorj Chalandon (Tunisi, 1952) ha lavorato dal 1974 al 2007 come reporter del quotidiano francese Libération, documentando alcuni dei conflitti più sanguinosi degli ultimi decenni: è stato in Iraq, Iran, Somalia e Afghanistan e a Beirut nel 1982, dove fu tra i testimoni dell'eccidio nel campo profughi palestinese di Sabra e Chatila: «è lì – ha asserito l'autore – che ho serbato in me ciò che un uomo abbandona mentre cammina nel sangue di altri esseri umani. Un giornalista deve essere in grado di raccontare la guerra senza cedere al pianto, e io non ho pianto. (…) Così ho deciso così di affidare a Georges le mie lacrime, la mia collera, i miei dubbi, lasciando soprattutto che si spingesse là dove io non mi ero spinto, oltre ciò che la guerra strappa agli uomini». Anni dopo è nato La quarta parete (2013), romanzo che narra, attraverso gli occhi dell'alter ego di Chalandon – un giovane aspirante sceneggiatore – l'orrore delle violenze in Medio Oriente. Oltre all'opera, vincitrice del Prix Goncourt des lycéens, Chalandon ha pubblicato anche Retour à Killibegs (2011, tradotto in Italia col titolo Chiederò perdono ai sogni), La professione del padre, Il giorno prima, Una gioia feroce – tutti usciti in Italia per Keller – e il più recente La furia (Guanda, 2024).
Lorenzo Tondo
Lorenzo Tondo (Sciacca, 1982) è giornalista e corrispondente del “Guardian” per il quale si occupa di Sud Europa, di temi legati alla crisi migratoria. `Per il quotidiano inglese, segue la guerra in Ucraina dall’inizio dell’invasione russa. In passato ha collaborato con “The New York Times” e “Time”. Dal 2010 al 2015 ha lavorato nella redazione di “la Repubblica” a Palermo, dove ha ottenuto numerosi riconoscimenti per le sue inchieste. Nel 2015 si è aggiudicato il premio nazionale di giornalismo Giuseppe Fava Giovani e nel 2016 il premio internazionale Maria Grazia Cutuli come giornalista siciliano emergente. Tra i suoi libri, il Generale (2018), edito dalla Nave di Teseo, un’inchiesta sull’odissea di un giovane rifugiato eritreo scambiato erroneamente per un trafficante di uomini, ‘’Capire la Rotta Balcanica" (BEE, 2022) e a gennaio 2024 un libro con le immagini del pluripremiato fotoreporter Alessio Mamo, intitolato ‘’Questa è la guerra. Diario dall'Ucraina’’, (Contrasto).
Gigi Riva
Giornalista, romanziere e sceneggiatore italiano, classe 1959, è stato inviato in Medio Oriente per il settimanale l'Espresso e per Il Giorno ha seguito assiduamente le guerre balcaniche degli anni Novanta: tale impegno in campo giornalistico si è tradotto nella stesura di libri come Jugoslavia, nuovo Medioevo (1992, scritto insieme a Marco Ventura) e L'Onu è morta a Sarajevo (1995, con Zlatko Dizdarević). Nel 2016 ha pubblicato, prima in Francia per le Éditions du Seuil e poi in Italia per Sellerio, L'ultimo rigore di Faruk, «la storia della disgregazione della Jugoslavia riletta in parallelo alla disgregazione della sua nazionale di calcio» (Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera). Al calcio come metafora vita guarda anche il toccante Non dire addio ai sogni (Mondadori, 2020), mentre ne Il più crudele dei mesi, Riva ha raccontato con vivida intensità la diffusione del Covid a Nembro, suo paese natale, nella primavera del 2020. Nel 2024 ha rielaborato in chiave romanzesca l'ascesa e il declino di Massimo Bochicchio – il "broker dei vip" protagonista di una delle più gravi truffe finanziarie della storia d'Italia – nell'avvincente Ingordigia (Mondadori).