Diplomazia primordiale. I primati e l’equilibrio tra empatia e aggressività
Ven 28 marzo 2025
11:30
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Vivere in gruppo è un vantaggio evolutivo, ma implica inevitabilmente tensioni e conflitti. Per evitarli, l’evoluzione ha selezionato nei primati – compreso l’uomo – sofisticati meccanismi neurobiologici legati all’empatia, alla cooperazione e alla capacità di leggere le intenzioni altrui. Questi strumenti permettono di mantenere l’equilibrio sociale e di prevenire l’aggressività distruttiva. L’analisi comparativa delle società dei primati rivela modelli diversi di gestione del conflitto. Alcune specie, come i bonobo e i macachi tonkeana, privilegiano la tolleranza e la condivisione delle risorse, spesso grazie a un ruolo femminile dominante che promuove coesione e alleanze pacifiche. Altre, come i macachi reso o i babbuini amadriadi, seguono una gerarchia rigida, in cui il controllo sociale è imposto attraverso la dominanza e l’aggressività. Tuttavia, anche in queste società più competitive, gli individui subordinati possono sfruttare opportunità per scalare la gerarchia, dimostrando che la struttura sociale non è statica. Le basi neurobiologiche che regolano la gestione del conflitto nei primati sono sorprendentemente simili a quelle umane. Il nostro cervello utilizza gli stessi circuiti per elaborare le emozioni sociali, suggerendo che la nostra capacità di negoziare, cooperare e risolvere i conflitti non sia solo una costruzione culturale, ma un tratto evolutivo profondamente radicato. Studiare i primati ci offre quindi una chiave di lettura per comprendere meglio la nostra stessa natura e il potenziale dell’empatia nella costruzione di società più armoniose.
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Biennale Democrazia è un laboratorio pubblico permanente destinato alla cittadinanza, che promuove la diffusione e la formazione di una cultura della democrazia.
PierFrancesco Ferrari
Dal gennaio 2021, dirige l‘Institut des Sciences Cognitives Marc Jeannerod, CNRS, Lione, Francia. La sua ricerca si occupa delle basi neurali del comportamento sociale e delle emozioni, nonché dei processi psicologici e di sviluppo correlati sia nei primati non umani che nell’uomo. Durante il suo dottorato, ha condotto parte della ricerca tra l’Università di Parma, Italia, l’Università di Londra e l’Università di Leeds nel Regno Unito. Subito dopo il dottorato, ha svolto un periodo di post-dottorato presso la Tufts University a Boston, USA. Al suo ritorno nel 1997, si è unito al team guidato da Giacomo Rizzolatti a Parma per condurre delle ricerche sui neuroni specchio. Tra il 2007 e il 2008, ha lavorato come Adjunct Scientist presso il NIH (National Institutes of Health), Bethesda, USA, conducendo ricerche sullo sviluppo corticale in relazione alle funzioni cognitive nei primati. Dal 2012 al 2015 è stato Adjunct Professor, all’interno del Neuroscience and Cognitive Science (NACS) program, della University of Maryland. E’ tuttora professore associato presso l’Università di Parma, Italia, e ha ricoperto diverse cariche, tra cui quella di presidente dell’Associazione Italiana di Primatologia (API). Insieme a Giacomo Rizzolatti, dirige dal 2013 la Scuola Internazionale di Neuroscienze “Sir John Eccles” presso il Centro Ettore Majorana a Erice, Italia. La sua ricerca attuale si focalizza su due principali aree di studio: da un lato, i meccanismi neurali che regolano i comportamenti sociali e i processi cognitivi legati alle emozioni nei primati, sia umani sia non umani; dall’altro, l’influenza delle esperienze precoci tra madre e infante sullo sviluppo cerebrale, incluso i rischi connessi a eventuali disturbi relazionali e/o neurocognitivi. Alcuni di questi studi offrono importanti implicazioni per lo sviluppo di interventi neuroriabilitativi rivolti a pazienti colpiti da paralisi facciali (sindrome di Moebius), in particolare nei casi in cui i pazienti siano sottoposti a interventi chirurgici in giovane età. Un altro aspetto del suo lavoro invece si colloca nell’ambito etologico, con l’obiettivo di approfondire l’evoluzione dei comportamenti sociali nei primati e, in particolare, lo sviluppo delle prime relazioni tra caregiver e cucciolo. Il suo approccio scientifico si distingue quindi per un forte carattere interdisciplinare. La sua ricerca è finanziata principalmente dai National Institutes of Health, USA, dall’ANR francese, dal MIUR italiano, dalla Fondation de France, dalla Marie Skłodowska-Curie e dalla Fondazione Cariparma. È co-autore di oltre 170 articoli scientifici sottoposti a revisione paritaria e capitoli di libri. Inoltre, ha co-curato due volumi scientifici (“The Primate Mind”, 2012, Harvard Univ. Press, con Frans De Waal; “New Frontiers in Mirror Neurons Research”, 2015, Oxford Univ. Press, con Giacomo Rizzolatti) ed è co-autore, insieme a Massimo Ammaniti, del libro “Il corpo non dimentica” (2020, Raffaello Cortina ed.).
Marco Mezzalama
Laureato in Ingegneria elettronica nel 1972 al Politecnico di Torino, dove dal 1986 è docente di Sistemi di elaborazione. Attualmente è docente emerito dello stesso Ateneo. Dal 1993 fino al 2012 ha ricoperto la carica di Vice Rettore per i sistemi informativi e di Pro Rettore (2001-2005). È Presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino. Autore di più di 150 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali. Già revisore di prestigiose riviste di diffusione internazionale e revisore di progetti di ricerca in ambito europeo, è stato ed è tuttora membro di CdA o Advisory Board di prestigiosi enti di ricerca e di società quotate.
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